I.P.A.B.

Le Istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza (Ipab) nel nostro paese sono nate nel 1890 con la legge Crispi. Grazie a lasciti e fondi pubblici, nel corso di oltre cento anni questi istituti si sono impegnati, al più vario titolo, sul fronte sociale. In particolare le Ipab italiane hanno sviluppato due attività principali: la gestione di strutture residenziali per anziani, minori e portatori di handicap e quella di strutture prescolari (asili e scuole per l’infanzia) e scolari.

Le IPAB in cifre

Le Ipab presenti in Italia sono 4.226. La regione che ne conta il più alto numero la Lombardia (817, il 19,3% del totale), seguita dal Piemonte (766, pari al 18,1% del totale) e dall’Emilia Romagna (335, pari al 7,9% del totale).

Il patrimonio di questi istituti viene stimato in 37 mila miliardi di lire in lasciti e donazioni, immobili e fondi accumulati nel corso del tempo. I dipendenti che gravitano intorno a questo settore sono 51.571.

I settori principali di attività sono: la gestione di strutture residenziali per anziani, minori e portatori di handicap (sono impegnate in queste attività 938 Ipab) e la gestione di strutture prescolari e scolastiche (sono impegnate in queste attività 1.231 Ipab).

Le novità fiscali

Il decreto di riordino delle Ipab affronta al capo I gli aspetti fiscali di questi istituti di assistenza, affermando “pari opportunità fiscali” fra organizzazioni non lucrative di utilità sociale e aziende pubbliche di servizi. A queste ultime, infatti, viene applicata la stessa disciplina fiscale delle Onlus: esenzione dalle imposte di registro legate alle variazioni statutarie e catastali, possibilità di ricevere donazioni, deducibili dalla dichiarazione dei redditi.

Le ASP: Aziende per Servizi alla Persona

Le Ipab che si trasformano in aziende per i servizi alla persona, ovvero in soggetti privati di diritto pubblico, saranno inserite nella rete dei servizi sociali previsti dalla legge 328/2000.

In riferimento ad esse il decreto precisa che l’istituzione “non ha fini di lucro, ha personalità giuridica di diritto pubblico, autonomia statutaria, patrimoniale e contabile, gestionale e tecnica e opera con criteri imprenditoriali”.

Dovranno obbligatoriamente trasformarsi in aziende di servizi tutte le Ipab che erogano direttamente servizi di assistenza, a condizione che rispondano a determinati requisiti. Ne sono escluse sicuramente quelle che non sono in grado di rispettare le finalità statutarie, ovvero che da almeno due anni versano in uno stato di inattività.

E’ prevista la possibilità di risanamenti, fusioni e ridimensionamenti di statuti al fine di consentire il mantenimento della personalità giuridica di diritto pubblico e la ripresa dell’attività delle istituzioni che versano in condizioni di difficoltà.

Il riordino delle IPAB

Le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza così come le abbiamo conosciute sino ad ora, in molti casi cadute in uno stato di abbandono, sono destinate a cambiare pelle. E’ stato approvato dal Consiglio dei Ministri, infatti, il decreto di riordino delle Ipab, ultimo atto della grande riforma del welfare disegnata dalla legge quadro sull’assistenza, che assegna alle singole Regioni la competenza degli indirizzi e dei criteri di gestione degli istituti di assistenza.
E’ rivoluzione, dunque, nel settore, una rivoluzione che migliorerà la rete dei servizi e comporterà riduzioni delle rette per chi ne usufruisce.

I dipendenti IPAB

Sino ad oggi ai dipendenti delle Ipab è stato applicato il rapporto di lavoro degli enti pubblici.
Il decreto di riordino del settore, in riferimento alle Ipab riordinate come aziende di servizi, istituisce un comparto autonomo di contrattazione collettiva. Ciò consentirà meccanismi di flessibilità tipici del privato, modulati sui diversi servizi erogati. Alla definizione delle norme contrattuali “sono espressamente chiamate a concorrere le rappresentanze delle Ipab”.